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martedì 18 maggio 2010

Zemini naviga verso Gibilterra

Giorno 16 maggio, ancora nuvole, ancora bolina e stanotte è previsto un rinforzo. Il vento è girato a NE e noi andiamo verso il Marocco. Mah!! Abbiamo visto 2 balene enormi, 2 tartarughe e qualche delfino. Dov'è il sole? Offresi ricompensa.
La nostra posizione è N 36°24'22"  W 014°22'57".
Saluti Carlo
Giorno 17 maggio, da ieri alle 22 è aumentato il vento, 30 Kn e sempre di bolina. Altre balene altre tartarughe e finalmente anche il sole. La navigazione si fà pesante tutto è bagnato con i turni brevi. Mancano 270 mg a Gibilterra, penso che faremo una sosta là.
La nostra posizione è N 36°15'92"  W 011°17'85".
Saluti Carlo
Giorno 18 maggio, continua la bolina, ed ora il vento arriva da est e ci costringe a bordeggiare nel golfo di Cadiz. Due balene molto grandi hanno volteggiato davanti alla prua della barca creando qualche apprensione nell'equipaggio. Uno spettacolo!!! Forse domani arriviamo a Gibilterra per una sosta, ma è previsto vento molto forte giusto nello stretto, vedremo.
La nostra posizione è N 36°28'59"  W 008°43'57".
Saluti Carlo

giovedì 1 aprile 2010

Traversata atlantica ovest est - Diario di bordo di Maurizio

"14 aprile 2009 - miglia percorse 1891; per le Azzorre mancano circa 600 miglia.

E' stata un'altra giornata difficile, una bolina eterna con la prua su Faial, contro il mare e contro il vento. Si timona continuamente bagnati con le onde che salgono sulla coperta e spazzano la barca fino a poppa, con il mare freddo che cola dappertutto. Non ci si può guardare intorno, è vietato distrarsi, bisogna avere occhi soltanto sugli strumenti del vento e sulla bussola, intuire d'istinto le onde più cattive per limitare i danni agendo sul timone. Il vento è sopra i 25 nodi, il mare è grigio e bianco di spuma a perdita d'occhio. La barca sbatte impazzita, frena, si scuote e riparte per schiantarsi su un'altro fosso a tutta velocità. Fuori schizzi dappertutto, dentro si sentono dei boati spaventosi e vibrazioni continue. Mi chiedo continuamente come facciano queste strutture di plastica a resistere a compressioni e torsioni così devastanti. Posso immaginare quanti calcoli ed esperimenti ci siano dietro, ma quando guardo le vele e l'enorme pressione che il vento urlante esercita su di loro mi sembra un miracolo che l'albero stia ancora su.
Adesso navighiamo con tre mani di terzaroli alla randa e fiocco piccolo ma voliamo contro le onde a otto nodi. La vita a bordo è veramente difficile, anche il gesto più semplice diventa una fatica immane. Navighiamo di bolina da tredici giorni con la barca perennemente sbandata sul fianco sinistro; vivo su un piano inclinato ogni minuto della mia giornata. Il mare è maestoso e indimenticabile. E' immenso. Questa è certamente una grande prova. Soffro molto.
La notte è stata veramente molto pesante, il vento apparente è di 33 nodi al traverso molto stretto e piove a dirotto. Tenere la barca in rotta richiede forza e abilità, è vitale anticipare l'onda. Per due volte non ho visto arrivare i frangenti e il mare ha riempito il pozzetto, l'acqua mi è arrivata alle ginocchia. E' un incubo. Gli stivali sono zuppi, la giacca della cerata non tiene più, spremo l'acqua dai guanti. Il mio turno al timone è dalle tre alle quattro e mezza di notte, tutto al buio.Non ho tempo di pensare, non do retta a nessuna sensazione: la barca deve andare diritta e niente altro. Ho freddo, ho paura, il sale mi brucia gli occhi e le dita delle mani sono dure e dolenti per lo sforzo. Ma tutto questo deve appartenere ad un'altro, io devo pensare solo a timonare anche se non mi riesce di allontanare del tutto la sensazione di timore che aumenta insieme al vento. Penso di essere su di un enorme laser, schieno, orzo sulla raffica poi puggio per ritornare in rotta; l'unica differenza è che sto timonando una bestia da 20.000 chili e le onde sono alte più di tre metri.
Il maltempo è passato, il vento è girato a Sud Est, il mare si è calmato e ci spinge verso le isole. L'aria è costante e non regoliamo le vele da molte ore su un mare azzurro e infinito. Adesso è Armonia. "
Maurizio Gigante

clicca qui per vedere la mappa della Traversata Atlantica e le note giornaliere del Comandante

lunedì 30 novembre 2009

Zemini: diario di bordo

Oggi 30 novembre alle 11.00 UTC del mattino siamo in posizione 18°10'N, 044°03'W, la nostra media giornaliera è di 154 mg, navighiamo costantemente con genoa tangonato e trinchetta, quando rinforza a 25 Kn prendiamo una mano al genoa. Il tempo dalla partenza di Tenerife e' stabile con sole e vento costante da NE E tra i 10 ed i 20 Kn. Le catture di pesci non mancano, abbiamo gia' gustato 4 dorado di circa 3 Kg l'uno, preparati in modi diversi. Al momento mancano 995 mg alla Martinica e l'equipaggio ancora regge bene il ritmo.

Un saluto a tutti.
Zemini

domenica 22 novembre 2009

Traversata Atlantica su Margò: DIARIO DI BORDO

Canarie-Caraibi Oceano Atlantico 22.11.09
Ore 11:30 UTC - S/Y Margò
Posizione: Lat. 25°40' Nord - Long. 19° 02' Ovest
153 mg. nelle 24h
Sole, vento da Nord-est 18/23 nodi.
Velatura ridotta, randa e genoa tangonato, da stamani camminiamo ancora di più sempre sopra gli 8 kts.
Siamo in navigazione da due giorni, navighiamo verso sud, cercando di agganciare l'aliseo, anche se sinceramente questo vento sostenuto da nordest, se pur non caldissimo sbianca il mare e spinge proprio come lui. Oggi siamo contenti dato che siamo riusciti a superare le 150 miglia nelle ultime 24h, al contrario del primo giorno che ne abbiamo fatte soltanto 95, dieci minuti fa abbiamo purtroppo perso un bel pesce, una lampuga di almeno 7/8 chili.
L'equipaggio sta bene, pian piano prende il ritmo della navigazione e dell'alto mare, i richiami da parte mia sono continui, ma necessari, si abitueranno anche a questo.
Partendo dalle Canarie pensavo che era maturato il tempo di riprendere il mare,due settimane su quelle isole erano diventate lunghe, spesso ti accorgi che c'è un momento, un istante per ogni cosa ed ogni cosa è
irrripetibile, partire ed andare avanti è sempre la soluzione giusta per crescere. Nello stesso momento questo tipo di partenze sono destabilizzanti, ti cadono addosso i timori e le incertezze dell'affrontare una navigazione così lunga.
Alle Canarie ci siamo salutati con il vecchio equipaggio, quello della tappa precedente, ed è stato un saluto che si decifrava in un arrivederci, a presto! Le persone che scendono da Margò, non sbarcano mai totalmente e quando capita scrivono delle mail di saluti, queste considerazioni sono l'energia della vita e spingono più forte del vento! Stamani aprendo la mail, ho trovato una di queste, che dopo i saluti diceva così:

... Le stelle spuntarono innumerevoli nella notte chiara e riempirono tutta la volta del cielo. Scintillarono come cose vive sul mare e avvolsero tutt'intorno nella sua corsa la nave, più penetranti degli occhi fissi di una folla attenta ed imperscrutabile come sguardi umani. (Joseph Conrad)

Ciao Dabs


Clicca su Traversata atlantica est-ovest 2009 per seguire ogni giorno la posizione di Margò e del suo equipaggio.
Nei commenti vi riporto i saluti di bordo

martedì 6 gennaio 2009

DAL DIARIO DI BORDO DI PENELOPE1: VERSO LE CANARIE

Dopo una depressione che ha interessato pesantemente tutto il Mediterraneo centro occidentale causando forti mareggiate ed inconsuete nevicate soprattutto in Spagna, lunedì 3 novembre in una splendida mattina assolata sono partito dal porto di Almerimar, vicino ad Almeria, per un indimenticabile viaggio che mi ha portato fino alle isole Canarie
A bordo del Sun Odissey 51, un cabinato a vela di 16 metri con cui gli skipper oceanici Eugenio e Paola sono diretti per lavoro nel paradiso dei Caraibi, erano insieme a me e mia moglie Eliana ed altre sei persone amanti del mare conosciute solo due giorni prima.
Sono un non vedente assoluto di Conegliano, amante del mare e delle barche a vela, in particolare delle derive, e su Penelope 1 ero già salito la scorsa estate per una splendida crociera di una settimana in Grecia.

Prima di partire ci si accorda per gli orari di guardia al timone, si prende visione delle dotazioni di sicurezza, del funzionamento dei bagni e delle manovre in coperta. Io mi ripasso il tutto, misuro le distanze contando i passi e tastando con le dita la posizione delle drizze sugli stopper, delle scotte sui vari winch e la sistemazione del sartiame e dei bozzelli, facendo tuttavia attenzione a non travolgere i miei colleghi d'avventura.

Tolti i parabordi, le prime 70 miglia scivolano via gran parte a motore per l'assenza di vento, lungo una costa che sullo sfondo offre lo spettacolo delle cime imbiancate dalle nevi della Sierra Nevada e dalle descrizioni capisco che sotto costa il paesaggio è brullo e punteggiato qua e la da molteplici costruzioni in cemento e dalle serre per la coltivazione di frutta e verdura. Dietro di noi a poche miglia ci segue per un breve tratto un altro veliero di undici metri con a bordo una simpatica coppia di Cagliari insieme al loro scodinzolante ed affettuoso marinaio a quattro zampe. Li abbiamo conosciuti in porto, sono diretti in Brasile.

La prima notte, a causa di un fronte temporalesco segnalato dalle cartine del meteofax di bordo, ci fermiamo a dormire nel porticciolo di Benalmadena, la cui entrata con il buio della sera è difficile da localizzare perché si confonde con le innumerevoli luci colorate della costa andalusa. Ci ormeggiamo in banchina, vicini al distributore di carburante, ma, a causa della sua esposizione ad ovest, l'onda causata dal temporale notturno ci culla con veemenza…
L'indomani scopro che in questo posto ero già venuto, a piedi, una ventina d'anni prima, quando ancora ci vedevo, durante una vacanza nella vicina Torremolinos. La mattina seguente ci risvegliamo con il buon profumo del caffè che ci da un bel buongiorno, facciamo colazione tutti insieme, anche se personalmente fatico ad uscire dal mio calduccio sacco a pelo.
Sbrigate le ordinarie faccende igieniche smaltiamo gli abbondanti zuccheri con una bella passeggiata nel pittoresco pueblo pieno di locali per ogni gusto. Rientrati a bordo, dopo una carbonara mozzafiato preparata da Paola e un breve relax, il nostro comandante Eugenio decide di salpare per oltrepassare Gibilterra con un po' di chiaro e con la corrente a favore.

Lasciamo il porticciolo e messa la prua per 240 gradi, fuori ci aspetta il mare di Alboràn mosso dalle onde sollevate da un vento teso da sud ovest. Per affrontarlo riduciamo la randa, avvolgiamo un po' il fiocco ed issiamo la trinchetta per ottenere una maggior stabilità. Fortuna vuole che l'orario corrisponda con il mio primo turno di guardia e sono emozionato quando Eugenio, con un gesto di massima fiducia, mi affida il timone di sopravento. Vorrei avere la massima concentrazione e quindi poso le mani sulla ruota a cercare il riferimento che indica la barra al centro. Presto attenzione all'inclinazione dello scafo rimanendo in piedi a gambe un po' divaricate e faccio il possibile per memorizzare sul viso la direzione da cui proviene il vento. Peccato che ancora non esista una bussola digitale parlante che mi dica i gradi in numero poiché riuscirei a mantenere la rotta con maggior autonomia; ma a parte questo particolare, che spero prima o poi sia risolto da qualche esperto in elettronica per la felicità di tutti i non vedenti amanti della vela, la sensazione che provo è fantastica, mi sembra di volare leggero sulle onde, sento gli spruzzi d'acqua bagnarmi la cerata e mi piace tantissimo gustarmi le labbra piene di salsedine. Vorrei piangere quando dalle voci sedute in pozzetto ricevo persino dei complimenti: io, sempre alle prese nella vita quotidiana con ostacoli d’ogni genere e ben felice se qualche buon’anima si offre per farmeli evitare, che porto a spasso nove vedenti per questo mare.

Manteniamo una velocità tra i 7 e i 9 nodi in bolina, siamo inclinati e sotto coperta tutto vibra, i colpi delle onde fanno suonare persino la campana appesa in dinette, per qualcuna, non facciamo nomi, bracciale e cerotti non bastano per cacciare il mal di mare, altri sembrano indifferenti e continuano a chiacchierare seduti al tavolo con le gambe e i piedi ben puntati o, come chi vi scrive, cercano di riposare pur rotolando dal rollio sul materasso in cabina.
Tuttavia miglia dopo miglia, come prevedeva il bollettino meteo ricevuto con la radio VHF, il vento diminuisce la sua intensità e, a poche ore da Gibilterra, Penelope1 rallenta decisamente la sua galoppata.
Lo stretto, oltre ad essere la porta d'ingresso delle perturbazioni atlantiche, è molto insidioso per le sue correnti e per l'abbondante traffico marittimo in transito, lo capisco quando il Veneziano Bepi, un ufficiale di marina che nonostante i suoi 80 anni ha un aspetto giovanile, descrive, riconoscendole dalle luci di via, tutte le tipologie di navi che quasi sfioriamo.
Come previsto, mercoledì 5 novembre, alle prime luci dell'alba, oltrepassiamo le mitiche Colonne d'Ercole e appena dopo la punta spagnola di Tarifa, l'Oceano Atlantico fa pesare subito il suo vigore.

Il rumore che sento sembra quello di una pentola in ebollizione poiché mi spiegano che a prua abbiamo ancora un'onda da sud ovest, residuo della precedente depressione, che si contrasta con una forte corrente di marea e con i 20/25 nodi di vento che soffiano dal quadrante nord occidentale; di conseguenza, a differenza dei 9 nodi di velocità che facciamo con mure a sinistra che non c’interessano perché ci farebbero rientrare verso la costa spagnola, avanziamo a 3 nodi con mure a dritta. Solo l'abilità e l'esperienza del nostro skipper ci permettono, dopo un paio d'ore di bordi, di superare con sollievo il Capo marocchino di Espartel. L'Oceano, per la sua onda lunga e ritmata che assomiglia un profondo respiro, a differenza dei precedenti mari, consente una navigazione più fluida ma soprattutto, grazie al vento che gradualmente si sposta verso est, ci permette di poggiare aprendo le vele e non vivere più in posizione obliqua come nell'andatura di bolina.
La temperatura, grado dopo grado che scendiamo di latitudine diventa sempre più gradevole e ben presto sul tavolo allargato in pozzetto riappaiono stuzzichevoli aperitivi, si stappa e si brinda al parallelo appena superato, si mangia il pane fresco e i dolcetti sfornati dalla cucina di bordo e sembriamo delle cavallette quando divoriamo le squisite prelibatezze preparate dalle mani di Paola.
Spesso ci vengono a trovare i delfini, si vedono nuotare le tartarughe o ci balza in coperta qualche invadente pesce volante. Un giorno si è unito al nostro equipaggio anche un piccolo e tremante uccellino arrivato dal nulla. Subito soccorso e coccolato con muesley ed acqua in bottiglia dalle amorevoli mani delle quattro signore a bordo, la mattina seguente, dopo aver pernottato tra la pazienza e il tender, lasciandoci pure numerosi ricordini, se n’è andato sciogliendoci il cuore con un inedito melodico canto fischiato poco prima di volarsene via.
Nelle notti, quando a poppa l'Aliseo soffia deciso, il mare ha il rumore di una gran cascata ed è imbiancato dalla spuma dei frangenti che riflettono con la luna.
In coperta, durante i turni, siamo sempre in tre persone e sebbene la mia seconda guardia sia dalle tre alle sei di mattina, rimanere fuori a queste latitudini è straordinariamente bello poiché, con gli occhi di chi è fuori con me, sempre attenti a dare l'allarme se passa qualche nave, riesco a vedere a modo mio la bianca scia che lasciamo sull'acqua dietro di noi e guardando in su, verso l'infinito universo, sogno, pensando alle stelle cadenti…
La mattina del 11 novembre, verso le 6, alla nostra prua, i lampi del faro di Santa Cruz di Tenerife segnano per me la fine di un fantastico viaggio nel quale ho conosciuto persone straordinarie e che mi ha insegnato ancor di più a rispettare ed amare la natura.
Giovanni Salvdor

sabato 30 agosto 2008

Una Traversata Oceanica tira...l'altra!

Vi ricordate il diario di Riccardo? Tra l'equipaggio, nel novembre del 2006, c'era anche Manuela, che a Las Palmas ha cercato un imbarco per la traversata oceanica...e non si è più fermata! Leggete il breve diario della traversata fino in fondo, e visitate il suo sito http://www.ravanello.org/ dove ci racconta il seguito della sua storia...una favola vera! Ora è a Raiatea con Ale, e tra qualche mese arriverà anche "la piccoletta" che intanto naviga in tiepide acque!

martedì 29 luglio 2008

In viaggio su Freya di Omero Moretti tra Almeria e Las Palmas

Riccardo Compagnoni al timone

"Sto andando verso un futuro che ho immaginato per tanti anni, non so se sarà cosi, ma lo spero."


E' arrivato in questi giorni il diario di Riccardo, vi consiglio di leggerlo (clicca su Attraverso lo stretto di Gibilterra ) perchè è veramente interessante, chiaro, ed analizza vari aspetti della vita di bordo e le sue considerazini personali sull'esperienza che sta vivendo! Complimenti Riccardo, grazie per il supporto tecnico che mi ha facilitato la pubblicazione e a presto sulla Freya, perchè nei miei ricordi tu non rimanga lo "sbarcato di Capraia"!
Per l'autunno, in vista delle traversate su Freya e Penelope, visitate il sito http://www.skipperoceanici.it/ e telefonate per informazioni ad Antonio Giovannini, che è disponibile al solito numero telefonico: 0584-22088 ; cell. 335-6493405
Buon vento a tutti voi!

mercoledì 23 luglio 2008

Dal diario dello skipper Omero Moretti su Freya



Latitudine 43°N longitudine 09°E

Si sta compiendo la 26esima traversata, l’arrivo è previsto tra poche ore a La Spezia.
Proveniamo da Capraia, dove abbiamo passato la notte, ancora prima da Calvi, ancora prima da Minorca, ancora prima, ancora prima, ancora prima….
Un lungo viaggio, in compagnia di tanti amici, che mi hanno raggiunto di tappa in tappa. Questo credo che sia la mia vita: un grande viaggio, non solo in paesi lontani, ma anche nel cuore della gente, ed è qui che io spero di rimanere, nel cuore di questi amici.Quanto sono cambiato io come uomo in questi viaggi?

se vuoi leggere l' Omeropensiero clicca qui

giovedì 3 luglio 2008

La Compagnia degli Skippers Oceanici in Sardegna: il diario di Eugenio Favero e Paola su Penelope I

Dal diario di Penelope I Il benvenuto della Sardegna: cala Giunco con tutti i colori intensi della Sardegna. Venerdi 20 giugno Cagliari, il suo castello sempre a controllare chi per mare va, chi per mare arriva. Navighero' da Cagliari verso ovest di cala in cala fino all'isola di San Pietro, assaporando il mare cristallino, i colori intensi del tramonto, il soffio del maestrale che da queste parti fa da padrone e mi fara' veleggiare a gonfie vele. Buon vento, Penelope 1! Buon vento anche a chi per terra va!

venerdì 27 giugno 2008

TRAVERSATA ATLANTICA con la Compagnia degli Skippers Oceanici: Davide Mantovani e il progetto "Oceano Dentro"

In tema di traversate: stanno arrivando in questi giorni le segnalazioni dei diari di bordo delle traversate atlantiche con gli Skippers Oceanici: oggi proponiamo la lettura del diario di bordo di Oceano Dentro , un progetto originale e veramente interessante realizzato nel novembre 2006: Un viaggio da matti nell'oceano che è davanti a tutti noi, ma anche dentro ciascuno di noi.
Al comando "...Davide, lo skipper, ci viene incontro sul pontile. Livornese, chioma al vento e sguardo diritto verso l'orizzonte, ci racconta degli ultimi giorni di navigazione attraverso Gibilterra e dell'arrivo a Cadice di notte, sotto la pioggia, con 20 nodi di vento..."
Vi invito a visitare la home page di Oceano Dentro per saperne di più, vedere la rotta della traversata e le bellissime foto!

mercoledì 25 giugno 2008

Il diario di bordo della traversata atlantica sulla Freya con Omero Moretti


Attraversata Atlantica Ottobre Dicembre 2007
Barca Freya . Skipper Omero Moretti
La terra gira da Ovest verso Est
"...Sono 13 giorni , anzi un mese che vivo in barca , movimento continuo , vivo in 15 metri di lunghezza per 4 di larghezza , dormo in branda con 15 centimetri dal tetto , alla sera dagli oblò guardo il plancton che è fosforescente quando sfrega contro la barca ; ieri sera il cielo era stellato e dietro si vedeva un tappeto di stelle , mai visto neanche in montagna , la luna nasce sempre più tardi, mezz'ora al giorno......." e ancora: "....La sicurezza è stata sempre un principio cardine della traversata...."
Visitate il blog OCEANO: Diario di Bordo dalla FREYA di Osvaldo per leggere il bellissimo diario di bordo.